Il factoring resta uno degli strumenti più utilizzati dalle imprese italiane per trasformare i crediti commerciali in liquidità. Il 2026 porta con sé una crescita in continuità con gli ultimi anni e una revisione normativa attesa da tempo dal settore.
Per le imprese dei settori a maggiore intensità di capitale, costruzioni, movimento terra, trasporto merci, la gestione del capitale circolante è spesso la variabile che decide se una commessa si trasforma in crescita o in tensione di cassa. In questo contesto il factoring, ovvero la cessione dei crediti commerciali a un intermediario specializzato in cambio di liquidità immediata, continua a rappresentare una leva strategica. I dati più recenti diffusi da Assifact, l’associazione italiana di settore, e le novità regolamentari pubblicate dall’Autorità Bancaria Europea (EBA) nella primavera 2026 permettono di fare il punto su dove si trova oggi il mercato e su cosa aspettarsi nei prossimi mesi.
il mercato del factoring: la fotografia del 2025
Il 2025 si è chiuso con un turnover complessivo del factoring in Italia pari a 289 miliardi di euro, in crescita del 3,8% rispetto al 2024. Un volume che corrisponde a circa il 13% del PIL nazionale, a conferma del peso ormai strutturale che questo strumento ha assunto nel finanziamento delle imprese italiane.
le previsioni per il 2026
L’avvio del 2026 ha confermato la traiettoria positiva dell’anno precedente: nel primo trimestre il volume d’affari del settore è cresciuto del 3,67% su base annua. Le stime elaborate a cavallo tra fine 2025 e inizio 2026 dagli operatori del comparto, nell’ambito del Rapporto ForeFact promosso da Assifact, indicavano per l’intero 2026 una crescita del turnover compresa tra il 3,20% e il 3,96%, a seconda dello scenario macroeconomico considerato.
Un elemento utile per le imprese dei settori capital intensive riguarda lo scenario elaborato da Prometeia per il biennio 2026 2027: viene delineato un recupero graduale del fatturato e dei crediti commerciali delle imprese che utilizzano maggiormente il factoring, trainato in particolare dai comparti manifatturieri a maggiore intensità tecnologica e dai settori legati a trasporto, magazzinaggio e commercio all’ingrosso. Si tratta di comparti che intercettano direttamente le filiere del movimento terra e dell’autotrasporto.
Perché conta per la tua impresa. Una crescita del mercato non significa automaticamente condizioni migliori per ogni azienda: significa più operatori attivi, più liquidità disponibile e maggiore concorrenza tra le proposte. È il momento in cui confrontare più soluzioni fa la differenza.
un settore che si conferma a basso rischio
Dal punto di vista qualitativo, il factoring continua a distinguersi per un profilo di rischio contenuto rispetto ad altre forme di credito bancario. L’incidenza dei crediti deteriorati supera di poco il 2% e le sofferenze si fermano allo 0,96%, il che significa che circa il 97% delle esposizioni del settore risulta in bonis. A livello europeo, secondo l’indagine SAFE, oltre il 30% delle imprese considera il credito commerciale una fonte di finanziamento rilevante; in Italia i crediti commerciali rappresentano circa il 27% dell’attivo complessivo delle imprese, un dato che conferma quanto sia strategico saper trasformare questo asset in liquidità.
perché il factoring resta strategico per costruzioni, movimento terra e trasporto merci
Le imprese di questi settori condividono alcune caratteristiche che rendono il factoring particolarmente adatto: cicli di incasso lunghi, commesse spesso legate a stazioni appaltanti pubbliche o a grandi committenti privati, e una forte necessità di capitale circolante per sostenere forniture, manodopera e parco mezzi mentre si attende il pagamento delle fatture emesse. La cessione dei crediti commerciali permette di anticipare l’incasso senza intaccare gli affidamenti bancari tradizionali, mantenendo separati i due canali di finanziamento e ampliando così la capacità finanziaria complessiva dell’impresa.
il valore di un confronto tra più operatori
Il mercato italiano del factoring conta oggi decine di operatori: banche, intermediari finanziari indipendenti, società captive collegate a specifici gruppi industriali, ciascuno con condizioni, tempistiche di erogazione, tipologie di prodotto (pro solvendo, pro soluto, reverse factoring) e specializzazioni settoriali differenti. Le condizioni proposte da un singolo interlocutore raramente rappresentano la soluzione più conveniente in assoluto per ogni tipo di impresa e di credito.
Un consulente indipendente, senza legami esclusivi con una singola banca o società di captive finance, può confrontare più proposte in parallelo e individuare la struttura più adatta al profilo di rischio, al settore e alle esigenze specifiche di liquidità di ciascuna azienda. È l’approccio con cui Spalease affianca le PMI italiane nella valutazione e nella strutturazione delle operazioni di factoring, leasing e finanza agevolata.
domande frequenti
cos’è il factoring?
È un contratto con cui un’impresa cede i propri crediti commerciali (le fatture emesse verso clienti) a un intermediario specializzato, detto factor, in cambio di un anticipo di liquidità. Il factor si occupa poi della gestione e dell’incasso del credito alla scadenza.
qual è la differenza tra factoring pro solvendo e pro soluto?
Nel factoring pro solvendo l’impresa cedente resta responsabile in caso di mancato pagamento del debitore: se il cliente non paga, il factor può rivalersi sull’impresa. Nel factoring pro soluto, invece, il rischio di insolvenza del debitore passa al factor, che non può rivalersi sul cedente: per questo il costo del pro soluto è generalmente più alto.
il factoring è riservato alle grandi imprese o è accessibile anche alle PMI?
È uno strumento utilizzato anche dalle piccole e medie imprese: in Italia il settore serve oltre 32.000 imprese, attraverso operatori di dimensioni e specializzazioni diverse, molti dei quali strutturano soluzioni specifiche per le PMI dei diversi settori produttivi.
il factoring può essere usato anche per i crediti verso la Pubblica Amministrazione?
Sì, è una delle applicazioni più diffuse per le imprese che lavorano con committenti pubblici. Proprio per questo tipo di crediti, però, restano più critici i tempi di incasso: la media dei pagamenti della PA si attesta attorno ai 125 giorni, un dato che le nuove regole EBA hanno in parte tenuto in considerazione con il termine esteso fino a 180 giorni.
Articolo aggiornato a luglio 2026.


