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Come le società di leasing valutano il merito creditizio di una PMI

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Chi ha già richiesto un finanziamento bancario tende a immaginare che l’istruttoria di un leasing funzioni allo stesso modo: bilanci, Centrale Rischi, un rating e una risposta. Il meccanismo di fondo è simile, ma la valutazione di una società di leasing ha una caratteristica che la distingue nettamente dal credito bancario tradizionale: non guarda solo all’impresa che chiede il finanziamento, ma anche al bene che verrà concesso in locazione. Capire come si intrecciano questi due livelli di analisi aiuta una PMI ad arrivare all’istruttoria con la documentazione giusta, riducendo tempi di attesa e richieste di integrazione.

L’istruttoria: due valutazioni in una

Le associazioni di categoria del settore leasing descrivono l’istruttoria come la fase in cui la società concedente valuta contemporaneamente due elementi: l’affidabilità del cliente e la fungibilità del bene, cioè la sua idoneità a essere ricollocato sul mercato in caso di inadempimento. Questo secondo elemento è ciò che differenzia strutturalmente la logica del leasing da quella di un fido bancario generico: il bene resta di proprietà della società di leasing per tutta la durata del contratto, quindi il suo valore e la sua rivendibilità fanno parte a pieno titolo della valutazione del rischio, non sono un dettaglio accessorio.

L’analisi dell’affidabilità del cliente

Sul fronte del cliente, la prassi del settore finanziario italiano distingue tre livelli di analisi, che si integrano tra loro nella formazione dello scoring finale.

analisi qualitativa

Riguarda le caratteristiche strutturali dell’impresa: settore di attività, forma giuridica, anzianità operativa, organizzazione e sistema di governo dell’azienda. Per le PMI dei settori movimento terra, edilizia e trasporto, il settore di appartenenza pesa in modo specifico, perché incide sulla ciclicità dei ricavi e sulla tipologia di beni tipicamente richiesti in leasing.

analisi comportamentale (o andamentale)

Si basa principalmente sui dati della Centrale dei Rischi della Banca d’Italia, a cui banche e intermediari finanziari, comprese le società di leasing, sono tenuti a segnalare mensilmente gli affidamenti e le garanzie concessi ai propri clienti.

Da questi dati emergono elementi come la regolarità nei pagamenti, eventuali sconfinamenti sulle linee di credito, la concentrazione dell’esposizione su pochi intermediari e la presenza di segnalazioni di sofferenza.

analisi quantitativa

È l’esame dei bilanci degli ultimi esercizi: fatturato, marginalità, livello di indebitamento e rapporto tra debiti finanziari e capacità di generare reddito operativo (il rapporto tra posizione finanziaria netta ed EBITDA è uno degli indicatori più utilizzati per misurare la leva finanziaria complessiva dell’impresa). Anche indicatori di equilibrio patrimoniale e di liquidità corrente rientrano in questa fase, insieme al confronto tra gli investimenti previsti nel piano e le coperture disponibili tra mezzi propri e finanziamento richiesto.

L’analisi del bene: perizia e valore residuo

Parallelamente alla valutazione del cliente, la società di leasing valuta il bene oggetto del contratto. Per beni di valore significativo, o per immobili, questo passaggio può prevedere una perizia tecnico-estimativa.

La perizia serve a determinare il valore corrente del bene, la sua vita utile residua e, di conseguenza, un valore di riscatto coerente al termine del contratto.

Le fonti informative utilizzate dalle società di leasing

Per formare il proprio giudizio, le società di leasing incrociano diverse fonti, pubbliche e private.

– Centrale dei Rischi (Banca d’Italia). La banca dati pubblica che raccoglie le segnalazioni di banche e intermediari finanziari su finanziamenti e garanzie superiori alla soglia di censimento.

– BDCR, Banca Dati Centrale Rischi del Leasing. La banca dati settoriale gestita da Assilea (l’associazione italiana leasing), alimentata dai contratti stipulati dalle società associate. Su questi dati l’associazione ha sviluppato, in collaborazione con le società del settore, modelli statistici basati su tecniche di machine learning per il supporto alle decisioni di concessione e per il monitoraggio predittivo del portafoglio contratti.

– SIC, Sistemi di Informazione Creditizia privati. Circuiti come CRIF-Eurisc, Experian o CTC, utilizzati soprattutto per verificare insoluti e ritardi di pagamento anche di importo contenuto, che non sempre emergono dalla Centrale Rischi pubblica.

L’incrocio di queste fonti consente alla società di leasing di costruire uno storico del comportamento creditizio dell’impresa più ampio di quanto farebbe la sola analisi del bilancio, ed è anche il motivo per cui un’istruttoria può richiedere tempi diversi da caso a caso: se emergono segnalazioni da verificare, l’istruttore richiede chiarimenti prima di procedere.

Cosa preparare prima di presentare la richiesta

Bilanci degli ultimi esercizi. O situazione contabile aggiornata per le imprese in contabilità semplificata.

Documentazione sul bene oggetto del leasing. Preventivo del fornitore, caratteristiche tecniche, eventuale destinazione d’uso.

Business plan o piano di investimento. Quando l’operazione è collegata a un progetto di crescita o a un’agevolazione pubblica.

Elenco degli affidamenti in essere presso altri intermediari. Per anticipare la lettura della concentrazione del rischio.

Le garanzie: quando vengono richieste e di che tipo

In base all’esito dell’istruttoria, la società di leasing può richiedere garanzie aggiuntive rispetto alla proprietà del bene, che resta comunque la prima forma di tutela del concedente. La prassi del settore distingue tra garanzie tipiche, come la fideiussione personale e la garanzia di Stato.

Cosa può rallentare o bloccare l’istruttoria

Alcuni elementi ricorrono più spesso come causa di rallentamento o di esito negativo.

Segnalazioni di credito scaduto o sconfinato in Centrale Rischi. Costituiscono la prima forma ufficiale di segnalazione di sofferenza.

Una forte concentrazione dell’esposizione debitoria su un unico intermediario. Letta come segnale di vulnerabilità.

Incoerenza tra il bene richiesto e l’attività dichiarata dall’impresa. Rende più complessa la verifica della fungibilità del bene.

Bilanci non aggiornati o incompleti. Costringono l’istruttore a richiedere integrazioni prima di procedere.

Nella maggior parte dei casi, questi elementi non escludono automaticamente l’accesso al leasing, ma comportano tempi più lunghi, richieste di garanzie aggiuntive o condizioni più prudenti. Per questo motivo, verificare in anticipo la propria posizione in Centrale Rischi e preparare una documentazione completa resta il modo più efficace per arrivare all’istruttoria senza sorprese.

Domande frequenti

l’istruttoria di un leasing è più veloce di quella di un mutuo bancario?

Non esiste una regola generale: i tempi dipendono dalla completezza della documentazione presentata e dalla necessità o meno di una perizia sul bene. Una pratica con bilanci aggiornati e Centrale Rischi senza segnalazioni tende comunque a procedere più rapidamente.

una PMI con Centrale Rischi non perfetta può comunque ottenere un leasing?

Sì, non è escluso in automatico. Il tipo di bene richiesto e la sua rivendibilità fanno parte della valutazione complessiva, e la società di leasing può comunque procedere richiedendo garanzie aggiuntive o condizioni più caute.

è utile consultare la propria Centrale Rischi prima di richiedere un leasing?

Sì. Consultarla in anticipo permette di individuare eventuali errori o anomalie nelle segnalazioni e di correggerli prima che incidano sull’istruttoria.

Articolo aggiornato a luglio 2026.

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